venerdì 14 settembre 2007

LE ISOLE FORTUNATE


Quale voce viene sul suono delle onde
che non è la voce del mare?
E' la voce di qualcuno che ci parla,
ma che, se ascoltiamo, tace,
proprio per esserci messi ad ascoltare.

E solo se, mezzo addormentati,
udiamo senza sapere che udiamo,
essa ci parla della speranza
verso la quale, come un bambino
che dorme, dormendo sorridiamo.

Sono isole fortunate,
sono terre che non hanno luogo,
dove il Re vive aspettando.
Ma, se vi andiamo destando,
tace la voce, e solo c'è il mare.

F. Pessoa

(da Messaggio)

mercoledì 12 settembre 2007


E no, prvssorè, n’altra volta a me. No, nevrosi e altri ticche no.. ancora…
Na pesantata quella . a prvssorè ma pecchè sempre a me.
nterrogate mpo’ annnabatton, lo sgaggabonzitamika, che quella sa tutto, oh...

o quello de milano… quello è preparato, provssorè.
E dajje ancora co quessa…
Allora…se!...la poesia Catrica….se!
Quessa è… nsomma, è sempre confusa …che se s’azzardano a diglie qualcosa, poi lei dice sempre che lo sa…
Poi dice che fa na cosa, no? poi ne fa n’atra. Dice…ehhmm dice che deve legge’…no? ehmm
Cos’era catrica? In che senso? Ehmmm … c’entra co Medea, no? nsomma quella che se magna er reghezzino…no? Eh?
Poi l’autrice balla coi tamburelli, no?. Cioà, se stanca, se diverte, beve e poi c’ha la depressione post alcool.
Palla de quesso la poesia no?
Palla der sonnellino post pranzo, sempre malinconia…du palle quessa…
Poi se decide a legge’…nsomma na porella…

No, pecchè certe volte, no? A me me fa pure piagne, no? Ma poi dico: ma fija mia…
Certo oh! te fa pensà, de pensà te fa pensà… pure troppo…
Ma dico, no? nun c’aveva gnente da fa? Giasone, Medea….
E quello che era in macchina co lei, voleva fa cose… e lei rumpeva l’atmosfera co Giasone, medea….
Porello, du palle se sarà fatto…
E mo la luna, i sassi, ardore. Poi nella sua poetica, no? c’è sempre sto paesello natio…
Me ricorda un pooooo’ ….Doson cricche! Che poi, io, no?, c’ a vedrei bene co doson.
Che sto a dì, prvssorè…? e che lei me dice sempre che devo fa le comparazioni.. sto a compara’, no?. vado avanti, provssorè?
Poi se nun me ricordo male lei ce schiaffa perenne Ulisse. Ulisse de qua, Ulisse de là.
Che viene e che va.
Ah già, prvssorè, la catrica… ehhmm.. allora…
Dunque, pecchè l’autrice inserisce parole invernacolo. Lo so che vuol dì vernacolo… c’ha a che fare coll’invenno, no?. Aò, nel libro c’era scritto ccosì, mo ricordo, no? gli’o prendo?
Ah, no?
Che poi lì, capito, no? Dato nel riferimento biografico, che io, gli’o dico a lei, questa come amica.. manco pagata…
Dice che quell’estate se stava pure a divertì, ma deve dì che è sempre confusa…
Perché? Secondo me… allora, securo….
Uno, pecchè secondo me c’aveva le depressioni post alcool, che io ne so qualcosa…so brutte…
Due, stava sempe a legge’e securo gl’aveva toccato er cervello …e poi, no? come fanno tutti gli intellettuali, là, se stava a fumà tutta a giamaica…
Tre, e non per questo meno importante, c’aveva na cifra de casini, na cifra de uomini… ce credo che non ce stava a capì gniente
Prvssorè, la su capoccia sembra er raccordo nell’ora de punta…

giovedì 19 luglio 2007

Ai giovani Werther


"Sappiate apprezzare la giovinezza finché l’avete, non dissipate l’oro dei vostri giorni ad ascoltare gente noiosa, a cercare di migliorare i fallimenti senza speranze, o a buttar via la vita con gli ignoranti, i mediocri, i volgari. Questi sono i fini malsani, i falsi ideali del nostro tempo. Vivete! Vivere la splendida vita che è in voi, e non fatevi sfuggire niente. Siate sempre alla ricerca di sensazioni nuove, non abbiate paura di nulla…"


Oscar Wilde

domenica 8 luglio 2007

"Cercheremo quello che è nostro, per quanto lontano occorra andare..."


Ho trovato nella follia la libertà e la salvezza:

libertà dalla solitudine

e la salvezza dalla comprensione

perchè quelli che ci comprendono

asserviscono qualcosa in noi.

Ma che non mi vanti troppo di essere in salvo.

Anche un ladro in carcere è al sicuro da un altro ladro.


K. Gibran

giovedì 5 luglio 2007

CAOS COSMOS e CRONOS


Al mondo non esiste niente di certo.
Si preferisce credere che il bianco sia
il contrario del nero,
che il bene sia l'opposto del male,
ma nella realtà tutto è mescolato
ambiguo, caotico e ognuno di noi dovrebbe imparare a vivere nel disordine.
Bisogna accettare le contraddizioni.

R.

giovedì 28 giugno 2007

Medit-errare®


In tempi come questi la fuga è l'unico mezzo per mantenersi vivi e continuare a sognare


Henri Laborit